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Via G. Frittelli

Operai in via G. Frittelli
All’inizio dello scorso secolo gli abitanti del antico centro di Figline si sentirono “murati dentro” dalle mura della città e quindi iniziarono a demolire le porte che costituivano l’unico modo di entrare e uscire dal comune. Inoltre iniziarono ad aprire dei varchi nelle mura per permettere a strade nuove di collegare il centro storico con la viabilità più vasta del Valdarno. Il primo di questi varchi fu la via Frittelli che congiunge la piazza Marsilio Ficino con la SS 69. Nell’angolo dove la via Frittelli incontra le mura erano sorte con il passare del tempo delle costruzioni improvvisate di scarso pregio che ormai si trovavano in uno stato di abbandono. Ora un’impresa privata, dopo avere ottenuto i permessi necessaria, si è incaricata di restaurare questo interessante angolo di Figline. Spero che i lavori procedano senza intoppi e che questa parte del comune possa ricevere l’attenzione che si merita.
Nella foto due operai del nuovissimo cantiere.

Il gatto egiziano

Un gatto egiziano sul davanzale

Weekly Photo Challenge: Companionable
Quando ho visto questo splendido esemplare di gatto non ho esitato a fargli un ritratto. Sembrava sceso direttamente da uno degli affreschi nelle piramidi dell’Egitto. Gli egiziani ritenevano che i gatti fossero sacri e li allevavano già quattromila anni fa. E chi può dare torto agli egiziani?Notate gli occhi a mandorla di colore verde intenso e il disegno di scarabeo sulla testa del gatto. Mentre armeggiavo con la macchina fotografica mi teneva d’occhio ma senza scomporsi, mi faceva sapere nella sua regale compostezza che stava sul davanzale della finestra non certo per far’ un piacere a me ma per i fatti suoi che non mi riguardavano. Per tutto il tempo teneva le gambe anteriori fermamente puntate sul marmo con la coda disposta sopra, un gesto elegante che solo i gatti sanno fare. Il colore turchese dello sfondo aumenta la sensazione magica che emana dall’insieme. Il culto dei turchesi, pietre preziose tanto ricercati per il loro singolare colore, inizia proprio qualche migliaio di anni fa in Egitto.
Grazie micio, hai fatto la mia giornata!

Solstizio d’estate

Solstizio d'estate a Figline
La scorsa settimana c’è stato il solstizio d’estate e a Figline nessuno sembra essersi accorto, né ci sono stati manifestazioni in proposito. Ma qualcuno in comune deve aver sentito che il solstizio d’estate viene festeggiato fin dalla notte dei tempi con riti che comportano luci e fuochi soprattutto nei paesi nordici, dove dopo un lungo inverno segue un estate mite e benvenuto. Luoghi noti per la commemorazione dei solstizi sono per esempio Stonehenge in Inghilterra e gli Externsteine in Germania. In Italia dove il sole d’estate viene vissuto come nemico dal quale ci si deve proteggere non c’è traccia di tutto ciò.
Curiosamente a Figline il Comune sta preparando una non meglio specificata “festa della luce” ai cittadini e ai turisti dall’Europa del nord che in questo periodo sono assai numerosi. A tal scopo oggi sono comparsi in piazza Marsilio Ficino un sacco di strutture ai quali gli addetti ai lavori appendevano degli addobbi. A ben guardare questi addobbi sono gli stessi che vengono da qualche anno usati a natale per dare un po’ di atmosfera al centro storico. Infatti per alcune ore c’era pure qualche babbo natale ben visibile nel centro della piazza. In ultimo qualcuno se n’è accorto dell’anacronismo e il babbo natale fu rimosso. Però in cima alla piazza ora troneggia una struttura che due anni fa fu collocato con funzione di albero di natale: una sorta di piramide fatta di lampadine. Per fortuna lo scorso anno è tornato l’abete tradizionale in piazza per le feste di natale.
Siamo in tempo di crisi economica e i comuni non hanno soldi e non possono spendere neppure per cose ben più necessarie che degli addobbi in piazza, questo i cittadini lo hanno capito bene.
Allora è proprio necessario introdurre una festa non contemplata dalla tradizione italiana o toscana in questo momento?

Via Bianca Pampaloni

Una coppia alla finestra in via Bianca Pampaloni

Una giovane coppia in via Bianca Pampaloni ha fatto il bucato e lo ha steso su dei fili tirati lungo la facciata come è consuetudine a Figline. Ora si godono un po’ di sole seduti sulla finestra e stanno collegati con il mondo tramite l’ormai immancabile telefonino.

Via Fratelli Cervi

Via Fratelli Cervi, Figline Valdarno
Via Fratelli Cervi è una delle strade di Figline Valdarno con il più intenso traffico del paese. Il motivo di tanto traffico è facilmente comprensibile considerando il fatto che la Via Fratelli Cervi parte dalla rotonda sulla SS 69, passa sotto la ferrovia e conduce all’unico ponte sul fiume Arno nella zona. Quindi chi vuole recarsi a Matassino, Reggello o magari Vallombrosa, che stanno al di là del fiume, deve per forza percorrerla, dopo aver girato intorno alla rotonda. Ma anche il passaggio di pedoni è intenso perché la strada conduce a un supermercato e a una scuola per l’infanzia nonché a molti condomini. Nella foto di oggi vediamo una giovane coppia che a passo svelto e con notevole spregio del pericolo che stanno correndo attraversano la strada ben lontano dalle strisce pedonali. Evidentemente confidano nel fatto che le macchine hanno dei freni buoni. Sullo sfondo invece vediamo una coppia di anziani fermi all’ombra che comunicano con un telefonino.

Monumento ai caduti

Monumento ai caduti a Figline
Finita la prima guerra mondiale il piccolo comune di Figline nel Valdarno volle onorare i suoi cittadini caduti come soldati, e dedicò a loro un monumento di sapore ottocentesco e pregevole fattura, ponendolo al centro della più importante piazza del paese, la Piazza Marsilio Ficino. Del resto così fecero la quasi totalità dei comuni italiani. Una vecchia cartolina ci fa vedere come il monumento era bene integrata nella piazza insieme ad altri arredi urbani. Commoventi testimonianze dell’epoca si trovano pure nelle lapidi del cimitero monumentale della Misericordia di Figline.
Con un atto di spregevole arroganza recentemente il monumento e gli antichi lampioni furono rimossi. Il monumento venne collocato in uno spazio di risulta dove è abbandonato ad atti di vandalismo e a numerosi piccioni che lo usano come trespolo. I lampioni furono sostituiti con sgradevoli scatoloni collocati troppo in alto per essere utili.
C’è pure una lapide sul retro di palazzo Pretorio che dovrebbe ricordare i nomi dei morti della seconda guerra, dico dovrebbe, perché i nomi sono praticamente illeggibili.
Invece di curarsi dei due monumenti esistenti e dare a loro degna visibilità il Comune commissionò un terzo monumento ai caduti, quello che si vede nella foto. Perfino un piccione di passaggio lo guarda perplesso. Si tratta di un oggetto talmente incomprensibile che l’autore stesso dell’opera ha ritenuto necessario aggiungerci una tavoletta con spiegazioni. Il piccione si è posato su una delle pietre collocate davanti al monumento, pietre che presumibilmente dovrebbero invitare i viandanti a sedervici e riflettere. Obiettivo fallito in pieno perché d’estate le pietre si riscaldano oltre ogni limite sopportabile, mentre d’inverno sono così fredde che ogni umano scappa dopo pochi secondi. Inoltre essendo le pietre grezze e piene di avvallamenti e fessure ci ristagna pure l’acqua delle piogge e quindi anche nella mezza stagione sedersi sulle pietre non è possibile.

Elettricista al lavoro

Elettricista al lavoro attacca una lampada
Weekly Photo Challenge: The World Through Your Eyes

A Figline d’estate c’è un’usanza molto carina. Varie associazioni organizzano cene all’aperto in qualche piazza pubblica. A questo scopo la piazza viene chiusa al posteggio e anche al traffico, cose che crea qualche disagio ai cittadini che abitano nei pressi di queste piazze e abitualmente ci lasciano le loro macchine, ma è un disagio che tutti sembrano sopportare volentieri. Ieri sera era il turno della Fratellanza della Misericordia che da decenni ha la sua sede in piazza San Francesco. Nel tardo pomeriggio tutta la piazza era già attrezzata per la cena e un elettricista girava con un camioncino per fissare delle luci nel colonnato davanti alla chiesa e al convento. Sportivamente saliva sul tetto del abitacolo del mezzo senza bisogno di scale o altro.