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Alberi colorati

Alberi colorati lungo via Roma
Ormai natale è passato ma lungo via Roma ci sono ancora degli alberi pieni dei colori dell’autunno più festoso. Ne ho fotografato due, uno rosso e uno giallo, sullo sfondo delle antiche mura di Figline.

Fiori di tiglio

Tigli in fiore e signora con telefonino

I tigli sono alberi di notevoli dimensioni, molto longevi, arrivano facilmente fino a 250 anni. Vengono frequentemente usate come piante ornamentali lungo dei viali, nei parchi e nei giardini, anche perché sono piante frugali, poco esigenti come esposizione alla luce e tipo di terreno. A Figline ne abbiamo numerosi esemplari, purtroppo molti di loro sono stati piantati con poco criterio in spazi troppo ristretti per il loro vigore. Allora intervengono i giardinieri del comune con le loro motoseghe terribili e li riducono a tristi monconi che somigliano più a scovolini da gabinetto che ad alberi maestosi quali i tigli sono, se lasciati crescere in pace.
A fine primavera fioriscono abbondantemente e il profumo della fioritura è così intenso da coprire il puzzo di benzina lungo la SR 69 dove ho scattato la foto di oggi.
I fiori dei tigli vengono ricercati dalle api per il loro alto contenuto di nettare. I fiori secchi vengono pure usati a scopo officinale. Il miele di tiglio è ricercato per le sue proprietà terapeutiche. Quest’anno la fioritura dei tigli a Figline è stato in ritardo di due o anche tre settimane a causa della primavera piovosa e fredda e quindi si è protratta fin dentro le prime settimane dell’estate. Testimone di questa fioritura ritardata è anche l’abbigliamento prettamente estivo della giovane signora che passa: pantaloni corti combinati con stivali estivi e occhiali da sole. Non manca neppure il telefonino.

Due amici in piazza Stazione

Due amici seduti in piazza Stazione a Figline

Oggi come oggi la stazione di Figline è la più frequentata del Valdarno. Fu inaugurata dalla Società per le strade ferrate romane, che serviva molte ferrovie dell’Italia Centrale, il 8 aprile 1863 con l’apertura della linea Pontassieve-Montevarchi, estesa pochi mesi dopo fino a Terontola. Dopo pochi anni dall’inaugurazione la stazione salì agli onori della cronaca nazionale ed internazionale: il 4 novembre 1867 fu arrestato Giuseppe Garibaldi, che dopo aver subito una disfatta nella battaglia di Mentana si stava dirigendo a Livorno; Garibaldi ricorda questo episodio pure nelle sue memorie.
Il fabbricato allora costruito ha superato indenne le due guerre e altre traversie e oggi si presenta essenzialmente inalterato rispetto al 1863. Si tratta di un edificio elegante e sobrio nello stile eclettico che allora dominava in Toscana, specie nelle opere pubbliche. Dato la sua ormai notevole età e il suo ottimo stato di conservazione si può senz’altro considerare uno dei monumenti di Figline degne di essere menzionate. Tanto più è sorprendente che pochi anni fa qualcuno ha deciso di piazzarci davanti alla facciata della stazione un’aiuola con leziose rose e alberi ad alto fusto completando il tutto con delle panchine. Per il momento gli alberi sono ancora abbastanza piccoli, ma già si intuisce che tra pochi anni renderanno impossibile la vista della facciata storica. Decisamente una scelta sbagliata, come tante altre che a Figline sono state fatte nel centro storico.
Ma due vecchi amici incurante della tematica sulla conservazione di edifici storici si godono una delle panchine e acconsentono di buon grado di farsi fotografare.

Cinquanta sfumature di grigio

Cinquanta sfumature di grigio in  via Grecia
La foto di oggi vuole completare quella che ho postata ieri. Siamo sempre a Figline Valdarno in via Grecia, ma questa volta ho puntato l’obiettivo verso sud anziché verso nord come ieri. Si tratta di una zona di recentissima urbanizzazione; lo spazio disponibile era tanto e poco costoso perché si tratta di campi agricoli ormai completamente abbandonati da tempo. A testimonianza dell’antico uso agricolo spuntano ancora da qualche parte degli alberi da frutto, ma stanno tutti male perché non più curati da nessun contadino. Sarebbe stato possibile creare qualcosa a misura d’uomo, qualcosa di gradevole, e invece è stato colato del cemento e dell’asfalto senza pietà per la terra che così è stata sigillata e uccisa.
Dove c’erano campi coltivati ora’unico colore visibile è il grigio in tante sfumature:
il grigio dell’asfalto,
il grigio dei muri di cemento armato,
il grigio degli infissi di alluminio,
il grigio dei pali di zinco,
il grigio delle pietre artificiali che delimitano il marciapiede,
il grigio della segnaletica orizzontale,
il grigio del marciapiede d’asfalto più recente e quindi più scuro della strada,
il grigio dell’insieme causato dalla mancata di creatività.
Mi fermo qui, ma sarebbe facile trovare ulteriori sfumature di grigio per arrivare alle cinquanta sfumature di grigio citate nel titolo.

Cosa ci voleva a riservare una striscia di terra lungo la via Grecia per piantare degli alberi creando così, con il passare del tempo, un bel viale che conduce dai centri commerciali da un lato ai condomini che si trovano in fondo alla strada?

Gioco di carte

Due uomini giocano a carte
Pochi passi fuori porta Aretina c’è un fazzoletto di terra sopraelevata che proprio non è adatto a posteggiare le macchine. È quanto è rimasto di un giardino pubblico che fu trasformato in posteggio. D’estate è ben ombreggiato da un bell’esemplare di platano che per qualche miracolo è riuscito a crescere e svilupparsi senza che i giardinieri del comune lo abbiano ridotto a triste moncone come tutti gli altri platani nei giardini pubblici di Figline. Oltre al platano ci sono pure ben sei panchine, decisamente troppe per uno spazio così piccolo, e tre attrezzature per bambini. Lo spazio è molto frequentato dai proprietari di cani che lì lasciano correre liberamente i loro beniamini. Altrimenti non è molto frequentato. Quindi ero veramente sorpresa quando per alcuni giorni di seguito ho trovato due uomini a giocare a carte proprio sulla panchina sotto il grande platano.
Ma dopo aver fatto la loro la foto non sono mai più tornati sulla panchina.

Salvo D’Acquisto

Salvo D'Acquisto, monumento
In molte città italiane ci sono piazze o vie intitolato al nome di Salvo D’Acquisto, come è giusto che sia. Anche a Figline nel Valdarno non manca una piazza dedicato alla sua memoria. Si tratta dello spazio davanti al edificio delle poste, costruzione brutta in cemento armato. Gli altri lati della piazza sono costituiti da una struttura in cemento armato a dir poco orribile, la SS 69 con il suo traffico intenso e il retro di alcuni edifici insignificanti. Nel cento dello spazio alcuni alberi di tiglio conducono una vita grama, mentre, nelle ore diurne, ogni centimetro disponibile è occupato da macchine posteggiate. Il monumento a Salvo D’Acquisto, di per sé di pregevole fattura, è collocato in un angolo della piazza, a custodia dei gabinetti pubblici di Figline. Per fortuna da un po’ di tempo i gabinetti sono chiusi e quindi anche l’inequivocabile odore che emanavano è diminuito. Come se non bastasse questa collocazione poco felice, il monumento si trova pure sotto lo scivolo stradale che garantisce l’accesso alle macchine. Inoltre è circondato da cartelli stradali, il totem per il ticket da posteggio e una siepe sgangherata che ne impedisce la visione. Un cartello posto nei pressi del monumento che presumibilmente dovrebbe indicare il nome della piazza è scritto in modo tale che poco somiglia alla bella lingua italiana. Insomma V CC MED VM sono delle stramberie che non c’entrano con l’uso corretto del italiano.
Il giovane Salvo avrebbe meritato di meglio.

Antiche mura e pineta

La pineta lungo le antiche mura di Figline

Nel fuggir del sole
La ruina del mondo manifesta.
Petrarca

Vedi anche:
Antiche torri
Due biciclette felici
Home, sweet home