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Coccinelle

una coccinella
A Figline nel Valdarno non sei mai lontano da qualche giardino, neanche quando abiti in pieno centro come me. Ci sono i giardini pubblici per lo più di recente impianto e quindi gli alberi sono ancor piccoli e danno poca ombra d’estate, però già fioriscono nella loro stagione e attirano api, bombi e farfalle. Poi ci sono innumerevoli giardini e giardinetti privati, spesso ben visibili dalle strade pubbliche, che contribuiscono a rendere l’atmosfera della cittadina assai gradevole e verde.
È possibile scattare foto a tema naturalistico quasi ovunque, anche la nella piazza principale. Oltre alle zanzare che tutti notano perché danno fastidio, nei giardini di Figline si può osservare tante specie di insetti utili e belli, compresi le coccinelle, cosa che fa la gioia di chi si diletta di fotografia macro. Per chi volesse sapere i particolari tecnici: uso l’obiettivo macro 100 mm della Canon montato su una macchina 350D, sempre della Canon. Scatto le foto sempre a mano libera. Mi piace osservare gli animaletti e scattare le foto solo quando mi offrono spontaneamente una inquadratura interessante. Se montassi la macchina fotografica su un cavalletto e mi ci mettessi dietro, queste foto spontanee non sarebbero possibili.
Come si fa a non essere contenti di poter vivere a Figline nel Valdarno?

Fioriscono le Salcerelle, le api bottinano

Salcerella fiorita e ape si avvicina
Se in questo periodo vi avvicinate al fiume Arno che attraversa Figline nel Valdarno vedete che il letto del fiume si è tinto di rosa intenso in parecchi punti. Infatti stanno fiorendo le salcerelle (Lythrum salicaria) che tendono a formare dei cespugli fitti, alti circa un metro e piuttosto larghi. Sono fiori decisamente spettacolari e tanto benvenuti in questo momento dell’anno. Siamo a fine estate e a causa del caldo e della siccità ci sono poche fioriture disponibile per api, bombi e farfalle. Quindi introno alle salcerelle c’è un forte brusio di questi animaletti che sono contentissimi di trovare finalmente nettare e polline in abbondanza.
Osservate pure l’ape della foto come ha già la lingua di fuori mentre si avvicina al fiore! Deve aver già visitato tanti fiori in precedenza perché ha riempito ben bene le sacche polliniche sulle zampe posteriori del polline scuro delle salcerelle. Oltre alle api da miele, come quella della foto, intorno alle salcerelle è tutto un pullulare di api native di ogni tipo e di bombi, nonché di farfalle.
Il letto dell’Arno in questo mese di abbondante fioriture è proprio un paradiso per chi come me è appassionato di nature photography.

Farfalla Scacchiera

Una farfalla scacchiera

Ecco un’altra delle spettacolari farfalle endemiche nella Valdarno e presumo pure nel resto dell’Italia. Basta passeggiare lungo gli Argini dell’Arno oppure fare più semplicemente il giro di via del Puliga per trovarne qualche esemplare intento a trovare un fiore fonte di nettare. Anche se devo dire che quest’anno le farfalle sono meno numerosi che non negli anni passati, probabilmente a causa delle stagioni molto scombinate.
Cosa vi devo dire? Anche questa specie di farfalle non ha nome italiano. L’ho chiamato Farfalla Scacchiera traducendo il suo nome dal tedesco che è “Schachbrett“. Mi sembra che le stia proprio bene. Gli inglesi chiamano questa specie con il nome “Mabled White” che significa Bianco Marmorizzato. Mi sembra meno calzante perché il disegno sulle ali è troppo nitido per invocare ricordi di marmo.
Il fatto che le farfalle, come del resto tante piante, non abbiano un nome italiano continua a stupirmi. Sembra che le uniche persone che si interessano di farfalle in Italia sono gli entomologi e loro usano i nomi latini. Il nome latino, scientifico della Schacchiera è Melanargia galathea, decisamente un poco ostile per una creatura tanto leggiadra e pacifica.
Comunque la farfalla della foto appartiene alla vasta famiglia delle Farfalle Nobili (Nymphalidae). Un fatto curioso che li rende facilmente identificabile: hanno solo due paia di zampe come bene si vede nella foto. Il terzo paio che sarebbe quello sul petto, è atrofizzato. Anche le farfalle dei due post precedenti
Occhio di farfalla e
Il pranzo delle farfalle
fanno parte della famiglia di Farfalle Nobili.

Occhio di farfalla

Gli occhi composti e antenne di una farfalla
Le farfalle endemiche dell’Italia comprendono circa 300 specie e molti di loro non hanno neppure un nome in italiano. Sembra proprio che agli italiani importa poco di queste creature leggiadre e bellissime.
La testa delle farfalle è molto piccola ed è occupata da un paio di grandi occhi composti. Si chiamano così perché ognuno di questi occhi è costituito da migliaia di piccole lenti esagonali, completo di nervi ottici collegati al cervello. Ogni unità è un piccolo sensore ed è detta ommatidio. Nel loro insieme costituiscono una grande struttura sferica, gli occhi delle farfalle, e permettono a loro di guardare contemporaneamente in ogni direzione. Funzionano un po’ come i pixel di una macchina fotografica. Le farfalle per vedere intorno non hanno bisogno di girare la testa perché a causa delle leggi dell’ottica che governano i loro occhi hanno un campo visivo estremamente vasto. Inoltre vedono benissimo qualunque cosa molto vicina fino a una distanza di circa 200 metri. Vedere oltre a una farfalla non occorre; pensate quanti problemi si risparmiano!
Tra gli occhi sono poste le antenne, costituite da molti piccoli segmenti, anch’esse ben visibile nella foto. Le antenne fungono da organi di senso tattile e chimico.

Il pranzo delle farfalle

Due farfalle si nutrono di susine cadute a terra
A Brollo che è una frazione di Figline Valdarno c’è una fontana naturale frequentatissima dagli abitanti della zona che lì si riforniscono di acqua minerale a gratis. Direttamente sopra la fontana cresce un susino selvatico che ormai ha raggiunto notevoli dimensione e ovviamente in questo periodo è pieno di frutti maturi. Dato che nessuno li raccoglie, i frutti cascano in terra dove formano un dolce tappeto. Molti cascando si spaccano, altri vengono schiacciate dalle persone che si recano a raccogliere l’acqua della fonte.
Questi frutti aperti per terra attirano grandi quantità di farfalle di varie specie che si cibano della polpa delle susine. Predominante tra le farfalle è la specie spettacolare della foto. Il loro nome scientifico è Hipparchia semele, gli inglesi li chiamano “Graylings”, mentre in tedesco si chiamano “Samtfalter”, Farfalle Velluto, nome che descrive alla perfezione la qualità delle loro ali, ali che hanno peraltro la spettacolare apertura di 5 – 7 centimetri. Nel 2005 furono nominati “farfalle dell’anno”, per attirare l’attenzione sul fatto che stanno scomparendo.
In italiano non hanno nome alcuno, come del resto tante altre bestioline e piante, fatto che continua a sorprendermi.
Osservare le Farfalle Velluto è molto divertente. Quando atterrano chiudono le ali così rapidamente che è impossibile fotografare il loro interno. Poi tirano giù, verso l’interno, pure la coppia di ali superiori e in tal modo si mimetizzano parecchio con l’ambiente mentre si cibano. Quando si sento minacciati mandano in sù repentinamente le ali prima nascoste spaventando il presunto nemico gli occhi sulle ali.
È questo il momento per scattare la foto!

Un cane beve alla fontana

Un cane beve alla fontana
Fa caldo.
Fa tanto caldo ai padroni quanto ai loro cani e tutti hanno sete. Mentre per gli esseri umani e per i piccioni è facile dissetarsi alla fontanella in piazza a Figline non è così per i cani. Infatti nella vaschetta inferiore che sarebbe raggiungibile per i cani l’acqua non si raccoglie e i cani tentano abbastanza inutilmente di acchiappare l’acqua che casca a zampillo scarso.
Ma il padrone della foto mostra particolare empatia con il suo migliore amico. Con le sue mani forma una ciotola per raccogliere il prezioso liquido e lo offre al suo cane che lo beve con entusiasmo.
Una piccola scena toccante.

La Vanessa del Cardo

La farfalla Vanessa del Cardo su un fiore di cardo
La farfalla della foto di oggi si chiama Vanessa del Cardo, Vanessa cardui con nome scientifico. I tedeschi con la loro abilità di concentrare un pensiero complesso in una solo parola hanno creato il nome Distelfalter per lei, mentre gli inglesi la chiamano Painted Lady. Non saprei dirvi se si tratta di una femmina o di un maschio, le farfalle infatti hanno livree diverse a seconda del sesso. Sapevatelo!
Le Vanesse italiane sono solite passare gli inverni nel Nord Africa e a volte nelle aree meridionali del Mediterraneo più calde come esempio in Sicilia, ma in primavera, e talvolta nuovamente in autunno, migrano. Si spostarsi dal Nord Africa e dal Mediterraneo all’Europa meridionale e centrale fino ad arrivare alla Gran Bretagna nei mesi di maggio e giugno. Hanno un apertura alare di cinque o sei centimetri.
Negli anni passati era facile vederli in giro per Figline, perfino in centro, e di certo tutt’intorno al paese. Ma quest’anno ho dovuto veramente faticare a trovare qualche esemplare da fotografare. Finalmente camminando lungo via delle Fattorie a Matassino sono riuscita a trovare qualche esemplare che volava introno ai cardi, loro fiori preferiti. Come per le api il 2013 è un anno tragico anche per le farfalle. Oltre alla distruzione progressiva dei loro habitat da parte del uomo quest’anno ci sono state delle condizioni atmosferiche veramente avverse alla vita di queste creature tanto deliziose quanto delicate.

Il gatto del cassero

Il gatto del cassero, Figline
Figline ha conservato una buona parte delle sue mura medievali; al loro lato nord-est troviamo una costruzione chiamato cassero che in parte è stata inglobata e riciclata dalla costruzione del teatro Garibaldi, in parte è ben visibile ancora oggi. Merita veramente una visita perché ci da un’idea dell’architettura militare medievale.
Il prato antistante al teatro è ben recintato ed è territorio indiscusso del gatto che vedete nella foto. Si tratta di un grosso esemplare di gatto europeo a pelo lungo che ha scelto la libertà anziché starsene comodamente in una casa di civile abitazione. Ogni giorno viene una signora che gli porta da mangiare, di buon grado divide il cibo con altri gatti randagi della zona. Sicuramente ne avrebbe da raccontare di storie questo gatto al quale manca un occhio, probabilmente perso in qualche battaglia. Quando mi avvicinavo stava comodamente sdraiato sull’erba secca a prendere il sole. Ma i click della mia macchina fotografica lo insospettivano, deve aver imparato nella sua lunga vita che è meglio non fidarsi di cose sconosciute.
Mi guardava parecchio scocciato e poi lentamente si è alzato e ha cercato il largo.

Sos api

Un ape entra in un fiore di bignonia
Quando ero alla scuola media il mio nonno mi portò ad ascoltare una conferenza tenuta da Karl von Frisch, celebre per aver per primo studiato e decodificato il linguaggio delle api. Ciò che Karl von Frisch raccontò quella sera, sottolinendolo con diapositive, mi impressionò tanto che da allora mi interesso di queste incredibile creaturine che sono le api. Dacché fotografo, spesso le api sono soggetto delle mie foto. Non intendo solo le api da miele, cioè quelle immediatmente utili all’uomo, ma anche quel vasto numero di api selvatiche, bombi e vespe che come le api svolgono opera di impollinazione, ma a differenza delle api da miele, non ricevono alcun beneficio dall’uomo.
Lavorano per noi indefessamente e vengono ringraziati con cementificazione del territorio che toglie spazio allo sviluppo di piante necessarie a loro, con spargimento di pesticidi che uccidono anche le api, con inquinamento atmosferico che li danneggia. Infatti è noto che in tutto il mondo industrializzato il numero delle api, sia quelle da miele, sia quelle selvatiche sta costantemente diminuendo.
Quest’anno la situazione qui da noi nel Valdarno è veramente tragica: di api ne vedo pochissime rispetto agli anni passati. Certamente la causa di questo brusco calo locale di api è da attribuire anche alle condizioni atmosferiche veramente avverse. Abbiamo avuto un inverno prolungato e piogge frequentissime che hanno pure gravemente compromesse le fioriture.
Tanto più ero felice quando ieri ho visto una mezza dozzina di api ronzare intorno a una rigogliosa pianta di bignonia che cresce su un muro in via Garibaldi. Per rendere l’idea di quanto è grave la scomparsa delle api vi posso dire che lo scorso anno introno a questa pianta le api erano qualcosa come cinquanta o più.