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Il cimitero della Misericordia

Statue di terracotta nel cimitero della Misericordia a Figline
A pochi passi dal centro di Figline in direzione nord, troviamo un gioiello tanto autentico quanto inaspettato. Si tratta del cimitero della Misericordia. Fu costruito introno alla metà dell’Ottocento per offrire una sepoltura distinta ai membri della Confraternita della Misericordia. Oltre alla costruzione stessa sono di notevole interesse linguistico le numerose lapidi dei secoli scorsi, e soprattutto le statue di terracotta che si trovano lungo il perimetro della piazzuola centrale. Sono di grandezza naturale e rappresentano figure femminili quale Temperanza, Giustizia, Fortezza, Perseveranza, Contrizione, Carità, Pace, Prudenza e altre. Non ho ancora trovato alcuna documentazione su queste statue, ma sicuramente sono il prodotto di una fornace della zona. È infatti ben documentato da recenti ritrovamenti archeologici che in zona funzionava qualche fornace già ai tempi degli etruschi e i romani hanno continuato la tradizione. Queste statue sono una commovente testimonianza dell’eccellenza degli artigiani locali e meriterebbero un’attenzione maggiore. L’anziano custode del cimitero mi ha raccontato che una volta erano dipinte di bianco, probabilmente per sembrare fatte di marmo di Carrara. Infatti su alcune ci sono ancora tracce ben visibili della vecchia colorazione. Il cimitero è aperto al pubblico per due ore sia la mattina che la sera a giorni alterni e merita davvero una visita.

Via Fabrini

Via Fabbrini, Figline Valdarno
Uno dei figli illustri di Figline è Giovanni Francesco Fabrini (o Fabbrini) che è nato a Figline nel 1516 e morto a Venezia nel 1580. Nella sua vita si occupò di linguistica e di grammatica. È particolarmente noto per la sua intensa attività di traduttore dal latino alla lingua italiana del tempo. Compilò pure un dizionario latino-italiano che ebbe molta fortuna. Giustamente una bella stradina nella sua città natale porta il suo nome. Via Fabrini corre parallela alle antiche mura ed è fiancheggiata da case di due o tre piani, molte dei quali costruiti secoli fa, ma amorevolmente restaurati dagli abitanti attuali. Per esempio, l’edificio bianco che si vede sullo sfondo della foto era un’antico monastero, oggi trasformato in condominio ecologico. Peccato che questa stradina pittoresca è stata sovraccaricata di traffico automobilistico che assolutamente non è in grado di reggere. Ho dovuto aspettare a lungo perché per qualche istante la prospettiva non fosse ben visibile e non sciupata da automobili di passaggio.

La vite maritata

La vite maritata all'albero
Negli immediati dintorni di Figline si incontra ancora pezzi di campagna coltivata in modo tradizionale. Vuol dire in modo e con sistemi consacrati nei secoli e nei millenni che sono passati dacché nel Valdarno ci abitavano gli etruschi. Una coltivazione particolarmente affascinante, specie per una fotografa, sono le cosiddette viti maritate all’albero. Si tratta di robuste piante di vite che non sono tirate su appoggi morti, come ormai si usa in quasi tutto il mondo, ma che si arrampicano su dei sostegni vivi. Intorno a Figline come sostegno viene usato per lo più l’acero campestre (Acer campestris) che in Toscana si chiama loppo o anche testaccio. Gli studiosi affermano che questo fu il sistema autoctono nell’antica Roma, tant’è vero che in latino viene chiamato con il termine “Arbustum”; l’altro sistema colturale, cioè a sostegno morto invece in latino si dice “Vinea”. Inoltre c’è da notare come il viticoltore non ha usato materiale industriale per per legare le viti agli alberi, ma si è servito dei rami giovani e flessibili di salice, detto “sarci in Toscana”. L’insieme già di per sé interessantissima viene reso particolarmente pittoresco dalle migliaia di piccoli fiori che in questo periodo sbocciano nelle strisce di terra inerbita tra i filari di vite maritata all’albero.

Vedi anche il mio post “La vite maritata all’albero” su Figline e dintorni

Via Fabbrini

Via Fabbrini, Figline

Siamo all’inizio di via Fabbrini all’interno delle antiche mura di Figline nel Valdarno a un passo da una delle porte che davano accesso alla città, porta aretina. Via Fabbrini è una stradina stretta e curva come è tipica dei centri urbani storici. Lo spazio all’interno delle mura era prezioso e le strade avevano giusto la larghezza necessaria per il traffico pedonale di allora. Purtroppo oggi è intasata traffico moderno e da macchine posteggiate ovunque, anche nei posti dove sarebbe vietato.
Ma ciò non toglie che si tratta di una stradina pittoresca, fiancheggiata da case che furono costruite secoli fa. Vale ben una passeggiata.

Che palle!

Che palle, non c'è posteggio
A Figline nel Valdarno manca il posteggio, specie nel centro storico. Come del resto in tutti i centri storici dell’Italia. Quando furono costruiti le donne e gli uomini andavano a piedi, chi se lo poteva permettere a cavallo. E le merci venivano trasportati con dei carri trainati da buoi. Ogni tanto passava pure qualche carrozza. Siccome lo spazio entro le mura della città era prezioso, veniva sfruttato ben bene. La logica conclusione di questi fatti è che i centri storici italiani non sono adatti al traffico moderno e non lo è neanche quel che resta dell’antica Figline. E soprattutto è cosa difficile trovare posteggio per le macchine. Nella foto si vede come le autorità preposte al problema cercano di disciplinare gli automobilisti, mettendoci grosse palle di pietra a delimitare lo spazio riservato alle macchine. Altrimenti si spingerebbero sicuramente fin dentro il prato che vi confina.

Home, sweet home

Home, sweet home, casa, dolce casa

Home, sweet home; casa, dolce casa.
Le case nel centro storico di Figline Valdarno sono vecchi, spesso vecchi di secoli. Sono cresciuti senza progettazione architettonica eccetto che quella voluta dagli utenti stessi. Un piano veniva appoggiato sopra l’altro, un muro addossato a quelli già esistenti. E così via per secoli. Il risultato si vede nella foto, scattata in uno dei vicoli di Figline. Le numerose antenne per la televisione di ogni tipo sono testimone del fatto che dietro a queste mura dall’aspetto poco rassicurante ci abitano esseri umani che chiamano “casa”lo spazio racchiuso tra antichi mattoni e pietre del fiume.

Vicolo di Menichino

Il vicolo di Menichino
Un altro dei tanti vicoli di Figline Valdarno. Menichino è un nome diffuso, in Italia c’è n’è qualche dozzina. Ma del Menichino al quale è intitolato questo vicolo, s’è perso le tracce nel tempo. Comunque si tratta di un vicolo parecchio pittoresco, sebbene mal ridotto come molti dei monumenti storici di Figline. Anni e decenni di incuria hanno ridotto le antiche mura degli edifici che fiancheggiano il vicolo a poco più di ruderi. Infiltrazioni d’acqua da grondaie non più ripulite da tempo fanno il resto. Le mura in pietra naturale che ben si distinguono nella foto appartengono ad un antico edificio di proprietà dell’Istituto degli Innocenti a Firenze. Infatti gli Innocenti avevano estese proprietà immobiliari a Figline, come anche la Fattoria degli Innocenti, di cui fa parte la cappella Madonna della Mota.