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Miele toscano

Una signora acquista un barattolo di miele toscano
Il miele prodotto in Toscana è rinomato per qualità e sapore; nella Valdarno e soprattutto sulle colline e sul massiccio del Pratomangno si trovano alcuni apicultori che sono in grado di fornire un prodotto eccellente. Infatti i pendii del Pratomagno sono ricchi di prati e boschi abbastanza incontaminati, una vero paradiso per le api i quali dobbiamo ringraziare per la loro incessante raccolta di nettare. La produzione è per lo più artigianale e spesso gli apicultori offrono il loro miele nei mercati a Figline o in altri centri urbani nella vallata, come è naturale.
Nella foto una signora bellissima e vestita in tema si è fermata a una bancherella ad assaggiare i vari tipi di miele prodotto nel 2013 prima di procedere all’acquisto.

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Fioriscono le Salcerelle, le api bottinano

Salcerella fiorita e ape si avvicina
Se in questo periodo vi avvicinate al fiume Arno che attraversa Figline nel Valdarno vedete che il letto del fiume si è tinto di rosa intenso in parecchi punti. Infatti stanno fiorendo le salcerelle (Lythrum salicaria) che tendono a formare dei cespugli fitti, alti circa un metro e piuttosto larghi. Sono fiori decisamente spettacolari e tanto benvenuti in questo momento dell’anno. Siamo a fine estate e a causa del caldo e della siccità ci sono poche fioriture disponibile per api, bombi e farfalle. Quindi introno alle salcerelle c’è un forte brusio di questi animaletti che sono contentissimi di trovare finalmente nettare e polline in abbondanza.
Osservate pure l’ape della foto come ha già la lingua di fuori mentre si avvicina al fiore! Deve aver già visitato tanti fiori in precedenza perché ha riempito ben bene le sacche polliniche sulle zampe posteriori del polline scuro delle salcerelle. Oltre alle api da miele, come quella della foto, intorno alle salcerelle è tutto un pullulare di api native di ogni tipo e di bombi, nonché di farfalle.
Il letto dell’Arno in questo mese di abbondante fioriture è proprio un paradiso per chi come me è appassionato di nature photography.

Api e claudine

Due api sulle susine claudine
Le claudine, chiamate anche susine Regina Claudia, sono le susine più buone che ci siano.
Anche se più piccole delle susine che comunemente si trovano in commercio, hanno un sapore talmente delicato e dolce, che le altre specie di susine non arrivano. In giro per il Valdaro ci sono tanti alberi di claudine, spesso in giardini privati. A primavera sono la delizia delle api a causa della loro fioritura abbondante e precoce. Ora che stanno maturando deliziano nuovamente i nostri piccoli amici, sempre diligentemente alla ricerca di cibo. Ma in questa stagione le api bottinaio il succo e la polpa delle claudine come si vede anche nella foto. Le claudine molto mature si staccano facilmente dall’albero e cascano in terra dove a causa dell’impatto si spaccano. Una vera festa per le api che rapidamente diffondono la notizia a tutto l’alveare e arrivano in grande numero per approfittare del banchetto ricco e inaspettato. Una vera manna per le api perché in questo periodo di caldo estivo trovano pochi fiori e ancor meno nettare.

Sos api

Un ape entra in un fiore di bignonia
Quando ero alla scuola media il mio nonno mi portò ad ascoltare una conferenza tenuta da Karl von Frisch, celebre per aver per primo studiato e decodificato il linguaggio delle api. Ciò che Karl von Frisch raccontò quella sera, sottolinendolo con diapositive, mi impressionò tanto che da allora mi interesso di queste incredibile creaturine che sono le api. Dacché fotografo, spesso le api sono soggetto delle mie foto. Non intendo solo le api da miele, cioè quelle immediatmente utili all’uomo, ma anche quel vasto numero di api selvatiche, bombi e vespe che come le api svolgono opera di impollinazione, ma a differenza delle api da miele, non ricevono alcun beneficio dall’uomo.
Lavorano per noi indefessamente e vengono ringraziati con cementificazione del territorio che toglie spazio allo sviluppo di piante necessarie a loro, con spargimento di pesticidi che uccidono anche le api, con inquinamento atmosferico che li danneggia. Infatti è noto che in tutto il mondo industrializzato il numero delle api, sia quelle da miele, sia quelle selvatiche sta costantemente diminuendo.
Quest’anno la situazione qui da noi nel Valdarno è veramente tragica: di api ne vedo pochissime rispetto agli anni passati. Certamente la causa di questo brusco calo locale di api è da attribuire anche alle condizioni atmosferiche veramente avverse. Abbiamo avuto un inverno prolungato e piogge frequentissime che hanno pure gravemente compromesse le fioriture.
Tanto più ero felice quando ieri ho visto una mezza dozzina di api ronzare intorno a una rigogliosa pianta di bignonia che cresce su un muro in via Garibaldi. Per rendere l’idea di quanto è grave la scomparsa delle api vi posso dire che lo scorso anno introno a questa pianta le api erano qualcosa come cinquanta o più.

Farfalla e fiori di lavanda

Farfalla su un fiore di lavanda

La lavanda (lavanda officinale o lavanda vera o spico) è conosciuta fin dai tempi più antichi per le sue proprietà officinali. L’olio essenziale di lavanda è l’olio eterico più utilizzato in profumeria. I fiori di lavanda, contrariamente a tante altre specie, conservano a lungo il loro aroma anche se secchi. È infatti consuetudine mettere dei sacchetti di tela nei cassetti per profumare la biancheria. La pianta, che era già nota agli antichi, veniva usata anche per la preparazione di talismani e portafortuna, legati a pratiche magiche ed esoteriche.
Comunque sia, la lavanda è certamente una pianta molto amata dai giardinieri che la piantano in massa per formare delle siepi basse, dei bordi colorati lungo sentieri, nonché per riempire con garbo spazi difficili. Cresce e fiorisce per dei mesi in tutta l’area mediterranea e ama terreni aridi e sassosi esposti al sole.
Api, bombi e farfalle amano i profumatissimi fiori di lavanda perché sono ricche che nettare e facile da bottinare.
Ho scattato la foto ieri in piazza della Fattoria che da un lato è delimitato da una siepe mista di lavanda, rosmarino e teocrium, una miscela di piante veramente indovinata considerato quanto è difficile lo spazio in cui si trova.
La farfalla della foto non ha nome italiano, come del resto il più delle farfalle che volano nella Valdarno; comunque il suo nome scientifico è Manolia jurtina.

Api e papaveri

Api su un fiore di papaver
In questo mese un po’ ovunque a Figline nel Valdarno fioriscono i papaveri, detti anche rosolacci. Sbucano praticamente sull’asfalto, crescono sui tetti e naturalmente i campi e i prati ne sono pieni. Le nostre piccole e indefesse collaboratrici se ne approfittano per raccogliere nettare e polline del quale i papaveri sono veramente pieni. Infatti la seconda ape in basso alla foto si è bell’e riempite le tasche di polline da portare a casa per rifocillare i cuccioli. Per chi non è pratico di api vorrei aggiungere che le tasche piene sono le due palline sulle zampe posteriori. L’ape in alto invece sembra più interessata a trovare il nettare che si nasconde in basso al fiore.

Fiori e api sulle mura

Una ape taglialegna, Xylocopa, su fiore di bocca di leone

In in questi giorni quel che resta delle antiche mura di città di Figline si sono tinte di rosa. Infatti stanno fiorendo le Bocca di leone comune (Antirrhinum majus). Sono piante a carattere cespuglioso, dai fiori profumati, che crescono sui muri e sulle rupi; producono tantissimi semini assai piccoli e quindi le vedi spuntare in posti dove avresti pensato fiori così belli e rigogliosi non possano prosperare. Mentre inquadravo le bocche di leono è arrivata una Xylocopa (ape taglialegna). Hanno questo nome perché con le loro fortissime mandibole si scavano delle buche nel legno morto per usarle come nidi quando depositano le uova. Sono le api più grandi dell’Europa, infatti possono raggiungere una lunghezza di quasi tre centimetri. Nonostante questo sono estrememente paurose e quindi difficile da fotografare a differenza dalle loro “cugine” le api da miele, che non hanno aluna paura quando mi avvicino a loro. Le Xylocope invece scappano velocemente non appena vedono la mia macchina fotografica. Quindi ero molto contenta quando sono riuscita a cogliere l’attimo in cui una Xylocopa si posa su un fiore di bocca di leone per estrarrne il nettare.