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Giocattolo per adulti

Giocattolo preferito dagli adulti il telefonino
Un signore decisamente non più giovane, tant’è vero ormai i suoi capelli si tingono di bianco, si sta divertendo con il suo giocattolo preferito, un telefonino del tipo smart, quindi detto anche smartphone. Da quanto, nonostante la sua età, si sente ancora bambino si è pure seduto sull’altalena nel giardino pubblico. Ci sarebbero state ben cinque panchine disponibili a pochi metri, e tutte e cinque erano vuote quando ho scattato la foto, ma lui, tutto preso dal suo giocattolo preferito e tornato bambino, sceglie l’altalena riservata per ordinanza comunale a chi ha meno di dodici anni.
Un fatto che fa riflettere.

Bambini e il body building

Due bambini osservano un manifesto per il body building
Mentre il padre è affaccendato in tutt’altre faccende, due bambini, femmina e maschio, guardano con molto interesse un manifesto che reclamizza il body building.
Mi piacerebbe tanto sapere cosa passa a loro per la testa.

Figline multietnico

un gruppo di musulmani si reca alla preghiera del venerdì
Circa un decimo degli abitanti i Figline nel Valdarno sono di origine straniera, in parte europea ma anche africana e asiatica. Una buona parte di loro non appartiene alla religione cristiana ma a quella musulmana. I musulmani sono ben integrati nel tessuto sociale di Figline, i loro figli frequentano con profitto le scuole locali. Una famiglia gestisce un frequentatissimo locale in centro dove si può gustare a tutte le ore del giorno dei kebab con carne ma anche vegetariani. A Figline abbiamo pure una macelleria halal dove i musulmani, e naturalmente i figlinesi che fossero interessati, possono acquistare oltre alla carne halal prodotti alimentari arabi come pane, dolci, prodotti in scatola.
La comunità musulmana gestisce anche un luogo di culto in via Guinelli. Nei giorni comandati dalla loro religione ci si recano, spesso vestiti con i loro abiti tradizionali. Nella foto un gruppo di uomini con un piccolo bambino che girano l’angolo della piazza per entrare in via Guinelli.

Via Giuseppe Garibaldi

Sottopasso di via Garibaldi
Nella periferia sud di Figline troviamo una strada intitolata a Giuseppe Garibaldi. Invero l’ero dei due mondi avrebbe meritato qualcosa di meglio. La via di per sé si presenta abbastanza bene e larga e congiunge la SS 69 con le Argini dell’Arno.  È fiancheggiata ai lati da costruzioni moderne a scopo artigianale e industriale che con Garibaldi non c’entrano nulla. Peggio ancora, nella prima parte, dove fa angolo con la SS 69 si trovano degli orribili scheletri in cemento armato la cui costruzione e finitura è stata abbandonata da tempo. Una gru inoperosa svetta sullo scenario di abbandono totale e costituisce un pericolo non indifferente.
Ma la cosa peggiore che caratterizza via Garibaldi a Figline è il sottopasso che la divide in due e che a causa delle sua scarsa altezza e larghezza costituisce una barriera insormontabile per le macchine di trasporto che vorrebbero raggiungere le imprese artigianali dall’altro lato. Infatti le mappe sui vari TomTom e quelle di Google non riconoscono l’ostacolo che il sottopasso costituisce e manda i malcapitati guidatori non pratici di Figline tranquillamente verso questo varco troppo piccolo, costringendoci poi a una manovra di inversione di rotta e a chiedere consiglio ai pedoni che per fortuna passano un buon numero da via Garibaldi.
La foto, che ho scattato dal lato del fiume Arno, fa vedere bene quanto è stretto e basso il sottopaso delle ferrovie di via Garibaldi e quale ostacolo costituisce alla circolazione.

Piccolo uomo con grande elmo

piccolo uomo con grande elmo

Weekly Photo Challenge: Curves
Durante la buona stagione a Figline ci sono tanti turisti, specie olandesi. Si riconoscono facilmente dalla loro pelle chiara e i loro immancabili capelli biondi. Una famiglia con un piccolo bambino si è fermata a osservare un cavaliere che mostra delle armi e armamenti e li fa provare ai bambini. Il piccolo cerca di tenere in testa un elmo assolutamente troppo grande. Infatti, benché interessato all’elmo e alle armi, non sembra tanto convinto che sia un’idea buona mettersi in testa una simile padella e successivamente non ha voluto sapere di prendere in mano delle armi.
Ho scattato questa foto in piazza Marsilio Ficino durante una recente manifestazione che festeggia il medioevo.

Giovanni sotto l’ombrello

Giovanni sotto l'ombrello
Ho scattato recentemente questa foto di un bambino allegro che ride felice nonostante che debba andare a scuola ancora una volta sotto la pioggia incessante. Mi ha detto che si chiama Giovanni e mi ha fatto venire in mente una canzoncina che tutti i bambini di lingua tedesca cantano già al Kindergarten. È piena di antica saggezza popolare.
Spero che darà un po’ di conforto e speranza a tutti i miei lettori che come me non ne possono più della pioggia che insiste su Figline nel Valdarno.

Es regent, es regnet,
es regnet seinen Lauf!
Und wenn’s genug geregnet hat,
dann hört’s auch wieder auf!

Es regnet, es regnet,
es regnet Tag und Nacht,
und wenn’s genug geregnet hat,
die Sonne wieder lacht.

Piove e piove, piove secondo natura!
E quando è piovuto abbastanza, smette di piovere.

Piove e piove, piove giorno e notte,
E quando è piovuto abbastanza, il sole ride di nuovo.

Nuova collezione primavera-estate

Vetrina con manichini nudi
Se dobbiamo credere alla vetrina in corso Garibaldi, i bambini che volessero seguire la modo nella prossima stagione primavera-estate, andranno in giro nudi e scalzi. Chiaramente quello è il messaggio della vetrina in bella vista. A scanso di equivoci non manca neppure la didascalia in inglese che tradotto dice: “Nuova collezione nell’aria”. Invero il bimbo nella foto sullo sfondo della vetrina ha lo sguardo perplesso, però sembra nudo. Speriamo bene :-)

Calcio unisex

Bambina e bambino giocano a calcio in piazza della Fattoria a Figline

Da circa tre anni abbiamo una piazza enorme e ben piastrellata a Figline nel Valdarno. Si chiama Piazza della Fattoria ed è tanto vasta quanto desolata. I venti la spazzano d’inverno, le persone la attraversano di fretta. D’estate il sole picchia senza pietà e manca anche il più sottile filo d’ombra per dare sollievo. I condomini costruiti di recente introno appaiono tutti invenduti e vuoti. Pesanti oggetti di cemento impediscono l’accesso alle macchine, e quindi la piazza non serve neppure ad alleggerire la cronica mancanza di posteggi nel centro di Figline. Chiaramente si tratta di un intervento urbanistico che potrebbe essere soggetto a qualche miglioramento.
Si chiama Piazza della Fattoria perché prima in quel luogo c’era una fattoria gestita dall’Istituto degli Innocenti di Firenze. La fattoria è andata in malora.
Ma per fortuna ci sono i bambini. Intendo bambine e bambini, ma l’italiano concorda senza pietà al maschile :-( A loro basta un po’ di spazio, e di spazio in quella landa deserta di piazza c’è n’è tanta, e un pallone e sono felici. Con destrezza tirano calci al pallone e lo mandano su e giù per la piazza senza correre il pericolo di tirarlo addosso a qualche passante. Tanto persone da lì ci passano ben poche.
Quindi, e in conclusione, la piazza rende felice alcuni dei cittadini di Figline, anche se probabilmente non erano loro che i progettisti della piazza avevano in mente.

Padre e figlio

Padre e figlio scendono dalle scale alla stazione
Siamo nel sottopasso della stazione di Figline Valdarno. Questo passaggio con pavimento sconnesso e interrotto da gradini senza scivolo, nonché con scale senza scivolo, è il tragitto obbligatorio per chi abita dall’altra parte della ferrovia e vuole recarsi in centro. Vietato essere handicappato oppure essere genitore con bambino piccolo da spingere nel carretto. Problematico pure l’uso di carrelli per poter trascinare la spesa pesante, anziché portala a mano.
Comunque padre e figlio sono andati insieme a fare delle compere, assai probabilmente al supermercato sull’incrocio tra via Roma e via Locchi. All’andata tutto era facile perché le mani del babbo erano libere e disponibili per aiutare il piccolo. Ma ora al ritorno le cose sono più complicate. Il babbo porta due grosse borse, una per mano, e il piccolo deve affrontare le scale senza aiuto. Coraggiosamente si aggrappa alla ringhiera e lentamente un gradino per volta scende. Ci vuole del tempo ma infine ambedue giungono in basso e procedono felicemente verso casa.