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Let there be light

Let there be light
Weekly Photo Challenge: Let There Be Light!
Qui bisogna fare luce!
Tre cittadini stanno pacificamente svolgendo la loro vita in una fredda mattina piovosa a Figline Valdarno. Una donna esce dalla banca ed è alquanto indecisa se andare verso destra oppure sinistra. Un giovanotto che sembra una addetto alla sorveglianza della banca si appoggia al muro perché non c’è proprio nulla di nulla da sorvegliare, un altro giovanotto sta inforcando la sua bici per andarsene da lì. Aveva temporaneamente lasciato la bici sul marciapiede davanti alla banca confidando che in quel luogo nessuno glielo avrebbe rubato.
Insomma un insieme di persone talmente normali nel loro procedere che non desta l’interesse di nessuno tranne che quello della fotografa, sempre alla ricerca di qualcosa da documentare di quel che succede nel tranquillo paese di Figline nel Valdarno dove la criminalità è bassa e la qualità della vita è alta.
Ma il grande fratello non ne è convinto. Ha acceso il suo occhio elettronico a destra in alto a pochi centimetri dalle persone per poter spiare e filmare ben bene ogni loro mossa. il grande fratello ha bisogno di fare luce anche sul nulla, sulla normalità, su tre persone che non destano alcun sospetto neppure a pensare il male più male possibile.

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Seggiolino per bambini su bici

Seggiolino per bambini sulla bici del padre
C’è un periodo nella vita quando gli esseri umani sono giudicati troppo piccoli per muoversi liberamente. La durata di questo periodo è determinato più da convenzioni culturali che non dalle reali necessità dei piccoli di essere protetti da pericoli reali o presunti; attualmente in Italia si estende praticamente fino alla maggiore età e anche oltre, se i ragazzi non si ribellano. Basta andare davanti a qualunque scuola media la mattina e vedere il caos di macchine guidate da un genitore che cerca di lasciare la propria figlia o il figlio dritto davanti all’uscio di scuola, come se i ragazzi che ormai hanno più di undici anni non fossero in grado di fare cento metri a piedi da soli. Lo spettacolo indecoroso si ripete alla fine delle lezioni, solo che la genitrice o il genitore cercano di recuperare la discendenza.
Però la bambina nella foto è davvero ancora troppo piccola per andare in bici da sola. Giustamente il padre l’ha collocata su un seggiolino appositamente costruito. Magari il casco inverosimile e le cinture di sicurezza sono esagerate.

Mobilità alternativa

Mobilità alternativa a Figline
In questi giorni a Firenze si svolgono i campionati mondiali di ciclismo e se ne sente il loro lontano eco anche nel Valdarno. Gruppi di ciclisti sportivi, con elmo e divisa stramba, scorrazzano su e giù per le strade e sembrano divertirsi un mondo. Ma anche le biciclette normali stanno aumentando e le puoi vedere ovunque più o meno incatenati a qualunque cosa offre la possibilità di girarci intorno la catena con il lucchetto. Nella foto di oggi si vede come una cittadina sta usufruendo della ringhiera di un giardino pubblico per assicurarsi che al suo ritorno trovi ancora la bici. Purtroppo il furto di biciclette a Figline è parecchio frequente.
Un giovanissimo cittadino invece ha scelto di farsi spingere comodamente seduto nel carrettino. E la nonna energica e parecchio in gamba, accompagnata pure da un cagnolino, lo fa volentieri.

Bici rossa e portone verde

Una bici rossa davanti al portone verde del arcivescovado

Il palazzo del arcivescovado a Figline nel Valdarno ha un bellissimo portone antico, fatto di legno e verniciato di verde. Proprio davanti è posteggiata una bici vintage verniciata di rosso. L’accostamento dei colori è troppo ghiotto per non farmi fermare e scattare una foto. Questa bici particolarmente scenica l’avevo già fotografata qualche mese fa in piazza. Appartiene a una signora che abita in periferia ma viene in centro ogni giorno. Quando giunge alla meta che si prefissata, abbandona la bici incurante delle regole che impongono un minimo di comportamento civile anche ai ciclisti. Notare come la bici appoggiata al portone blocca il marciapiede, costringendo i pedoni a scendere sulla strada che in quel tratto è stretta e parecchio trafficata. Per non parlare del fatto che una bici abbandonata in quel modo costituisce un ostacolo insormontabile alla carrozzella di qualche handicappato.
Un voto di insufficienza grave in educazione civica alla proprietaria della bici!

4 bici, 2 uomini, 1 donna

4 bici, 2 uomini, 1 donna
A Figline nel Valdarno la vita scorre tranquilla. Il traffico scorre lento, la maggioranza degli automobilisti non ha fretta e rischiare di arrivare qualche minuto più tardi alla meta, perché ha dato la preferenza ai pedoni sulle strisce a zebra lungo la SS 69.
Per chi che come me è vissuto per tanti anni a Firenze e ha dovuto confrontarsi quotidianamente con il traffico sui viali è veramente una bella esperienza muovermi per le strade di Figline. I marciapiedi sono spesso belli larghi e vengono fraternamente condivisi tra pedoni e ciclisti senza che questo crei problemi a nessuno dei due. E dove i marciapiedi si fanno stretti la maggioranza dei ciclisti cede il terreno ai pedoni e scende sulla strada. Certo, c’è qualche tratto di pista ciclabile e anche qualche rastrelliera, ma per ora si tratta più di dichiarazioni di buone intenzioni da parte dei nostri amministratori che un reale supporto al traffico alternativo e ecologico.
Nella foto una scena tipica come si osserva un po’ ovunque a Figline: due bici lucchettate su appoggi di fortuna, un signore in bici che se ne approfitta delle strisce pedonali per attraversare la strada in sicurezza, una donna che pedala in senso inverso e un signore, pure grosso, a piedi, che procede nel bel mezzo di tutto ciò come se fosse la cosa più naturale del mondo.