Archivi tag: cemento

Rami penduli di betulla

Rami di betulla d'inverno
Le betulle sono alberi sacri a Freya, dea germanica che corrisponde all’incirca a Venere. Sono simboli di primavera e gioventù oltre a essere alberi bellissimi e vistosi che però si accontentano di poco per quanto riguarda il suolo. Inoltre crescono rapidamente fino a un altezza di trenta metri formando numerosi tronchi. Quindi non meraviglia che anche a Figline vengono usati nei giardini pubblici per la bella figura che fanno durante tutto l’anno e la facilità di coltivazione. Se solo i giardinieri del comune avessero un po’ di rispetto per questi alberi meravigliosi e le piantassero in luoghi dove poi possono svilupparsi secondo loro natura e dare il meglio di sé invece di venir periodicamente capitozzati secondo costume italiano.
Nella foto di oggi una betulla pendula incastrata in un’ orrenda costruzione di cemento che delimita due posteggi. Peggio di così! Ma nonostante queste avversità l’albero ci dona generosamente i suoi rami penduli pieni di foglie ormai gialle che brillano misteriosamente nel debole sole d’inverno. Un buonissimo profumo dalle note amare alligna nell’aria.

Annunci

Cinquanta sfumature di grigio

Cinquanta sfumature di grigio in  via Grecia
La foto di oggi vuole completare quella che ho postata ieri. Siamo sempre a Figline Valdarno in via Grecia, ma questa volta ho puntato l’obiettivo verso sud anziché verso nord come ieri. Si tratta di una zona di recentissima urbanizzazione; lo spazio disponibile era tanto e poco costoso perché si tratta di campi agricoli ormai completamente abbandonati da tempo. A testimonianza dell’antico uso agricolo spuntano ancora da qualche parte degli alberi da frutto, ma stanno tutti male perché non più curati da nessun contadino. Sarebbe stato possibile creare qualcosa a misura d’uomo, qualcosa di gradevole, e invece è stato colato del cemento e dell’asfalto senza pietà per la terra che così è stata sigillata e uccisa.
Dove c’erano campi coltivati ora’unico colore visibile è il grigio in tante sfumature:
il grigio dell’asfalto,
il grigio dei muri di cemento armato,
il grigio degli infissi di alluminio,
il grigio dei pali di zinco,
il grigio delle pietre artificiali che delimitano il marciapiede,
il grigio della segnaletica orizzontale,
il grigio del marciapiede d’asfalto più recente e quindi più scuro della strada,
il grigio dell’insieme causato dalla mancata di creatività.
Mi fermo qui, ma sarebbe facile trovare ulteriori sfumature di grigio per arrivare alle cinquanta sfumature di grigio citate nel titolo.

Cosa ci voleva a riservare una striscia di terra lungo la via Grecia per piantare degli alberi creando così, con il passare del tempo, un bel viale che conduce dai centri commerciali da un lato ai condomini che si trovano in fondo alla strada?

Via Grecia

Via Grecia a Figline, un uomo  passa
La Grecia di solito evoca fantasie di antiche costruzioni, statue e comunque opere d’arte. Altrimenti ci fa pensare ai colori intensi un mare incontaminato e sparso di centinaia di isole e isolette. Tanto più è sorprendente che la via Grecia a Figline si trova in una zona al nord del paese, dove l’abitato confina con la campagna ormai abbandonata dai contadini. C’è una zona industriale con capannoni di nessun pregio architettonico come è tipico delle zone industriali nelle vaste periferie delle città moderne. Oltre ai capannoni ci sono pure delle costruzioni a condominio in uno stile che somiglia tragicamente a quello delle vele di Scampia a Napoli. Come ebbi a scrivere e fotografare recentemente alcuni di questi condomini, in avanzato stato di costruzione, sono da tempo abbandonati e fanno solo brutta mostra di sé senza essere utile. Da poco più di un anno si è insediato lì anche un grosso centro commerciale che porta molto movimento in zona. Il colore dominante tutt’intorno è il grigio chiaro del cemento e il grigio scuro dell’asfalto. Intitolare una strada che conduce attraverso questo grigio insistente alla Grecia è davvero un controsenso.
Per mitigare almeno un po’ tanta mancanza di colore ho voluto inquadrare le sterpaglie che crescono al bordo della strada; siccome quest’anno non fa che piovere sono belli rigogliosi verdi e ancora cosparsi di fiorellino gialli.
Un uomo che pare sconsolato passa a capo chino e completa l’insieme poco greco.

Architettura moderna

architettura-moderna
Otto metri quadrati di suolo se ne vanno ogni secondo coperti di cemento e asfalto, da case e strade, centri commerciali e capannoni. A questo ritmo ogni cinque mesi viene cementificata un’area pari a quella di Napoli; ogni anno una pari alla somma di Milano e Firenze.
Con gravissime conseguenze soprattutto per l’equilibrio idrogeologico dell’Italia, ma anche per la perdita di produzione agricola. Questo ritmo è superiore alla media europea; negli ultimi cinque anni è addirittura incrementato rispetto a quello degli ultimi 50, quando si perdevano 7 metri quadrati al secondo di suolo.
Dato che ogni giorno viene sottratta terra agricola di tali dimensioni allarmanti il risultato è che in Italia oltre 5 milioni di cittadini abitano in zone esposte al pericolo di frane e alluvioni. I terreni abitati ma non sicuri riguardano ben il 10 per cento dell’intero territorio nazionale e notizie di smottamenti e alluvioni che costano vite umane e causano ingenti danni economiche sono tristemente frequenti in Italia.
Anche a Figline nel Valdarno, nel suo piccolo, abbiamo degli esempi di cementificazioni, basta recarsi un po’ fuori dal centro storico lungo la SS 69 sia verso il nord che verso il sud. Il fatto particolarmente triste è che in buona parte si tratta di cementificazioni inutili, cioé della terra è stata sigillata da delle strutture che dovevano diventare abitazioni ed altro, ma molte costruzioni sono state abbandonate da tempo e non è dato a sapere se mai veranno completate. Così a Figline oltre al danno dobbiamo anche sopportare la beffa.
Bisogna trovare un equilibrio tra il consumo di suolo, lo sviluppo della città e il rapporto tra la campagna e l’area urbana.