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Rami penduli di betulla

Rami di betulla d'inverno
Le betulle sono alberi sacri a Freya, dea germanica che corrisponde all’incirca a Venere. Sono simboli di primavera e gioventù oltre a essere alberi bellissimi e vistosi che però si accontentano di poco per quanto riguarda il suolo. Inoltre crescono rapidamente fino a un altezza di trenta metri formando numerosi tronchi. Quindi non meraviglia che anche a Figline vengono usati nei giardini pubblici per la bella figura che fanno durante tutto l’anno e la facilità di coltivazione. Se solo i giardinieri del comune avessero un po’ di rispetto per questi alberi meravigliosi e le piantassero in luoghi dove poi possono svilupparsi secondo loro natura e dare il meglio di sé invece di venir periodicamente capitozzati secondo costume italiano.
Nella foto di oggi una betulla pendula incastrata in un’ orrenda costruzione di cemento che delimita due posteggi. Peggio di così! Ma nonostante queste avversità l’albero ci dona generosamente i suoi rami penduli pieni di foglie ormai gialle che brillano misteriosamente nel debole sole d’inverno. Un buonissimo profumo dalle note amare alligna nell’aria.

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Gioco di carte

Due uomini giocano a carte
Pochi passi fuori porta Aretina c’è un fazzoletto di terra sopraelevata che proprio non è adatto a posteggiare le macchine. È quanto è rimasto di un giardino pubblico che fu trasformato in posteggio. D’estate è ben ombreggiato da un bell’esemplare di platano che per qualche miracolo è riuscito a crescere e svilupparsi senza che i giardinieri del comune lo abbiano ridotto a triste moncone come tutti gli altri platani nei giardini pubblici di Figline. Oltre al platano ci sono pure ben sei panchine, decisamente troppe per uno spazio così piccolo, e tre attrezzature per bambini. Lo spazio è molto frequentato dai proprietari di cani che lì lasciano correre liberamente i loro beniamini. Altrimenti non è molto frequentato. Quindi ero veramente sorpresa quando per alcuni giorni di seguito ho trovato due uomini a giocare a carte proprio sulla panchina sotto il grande platano.
Ma dopo aver fatto la loro la foto non sono mai più tornati sulla panchina.

Acqua alta

Acqua alta nel giardino Morelli a Figline
Siamo a Figline nel Valdarno, non a Venezia!
È piovuto ma ora il cielo ci concede una pausa e il sole sbircia tra le nuvole. Nella foto vediamo come si presentano i giochi per bambini e le panchine nel giardino Morelli. È evidente che sono totalmente inaccessibili, e lo resteranno per molti giorni a causa dell’acqua in terra.
Orbene, Figline indubbiamente si trova in quella parte del globo che gli scienziati definiscono come “zona a clima mediterraneo”. Il clima mediterraneo è uno dei climi temperati ed è caratterizzato da un lungo periodo di siccità estiva e da inverni piovosi e miti. Aree con questo clima ricevono quasi tutte le precipitazioni durante il periodo freddo, talvolta anche sotto forma di neve. Il preriodo freddo dura dai quattro ai sei mesi l’anno. Mentre il periodo caldo passa quasi senza precipitazioni, se si eccettuano occasionali tempeste estive che possono portare copiose precipitazioni nel giro di poche ore, talvolta sotto forma di grandine.
È intuitivo che con le piogge concentrate in questo modo occorre fare sì che l’acqua. dopo essere caduta dal cielo, possa defluire agevolmente e che le acque vanno reggimentale per garantirne la sua presenza durante il periodo siccitoso dell’anno. Infatti per secoli e secoli i contadini hanno sapientemente amministrato i terreni nel Valdarno. Hanno saputo evitare smottamenti, frane e alluvioni tramite una ragionata gestione idraulica del territorio che garantiva che l’acqua ci fosse quando occorreva e che quella in eccesso se ne andasse via senza creare danni.
Sarebbe una buona idea se gli attuali amministratori di Figline si recassero a studiare presso i vecchi contadini per farsi spiegare come si evitano accumuli d’acqua quali quelli attualmente visibili nel giardino Morelli.

Pausa pranzo

Un lavoratore consuma un panino in un giardino pubblico a Figline durante la pausa pranzo
Lunchtime
Il pasto di metà giornata si chiama pranzo e giustamente il lavoro si ferma per la cosiddetta pausa pranzo. In Italia il pasto di mezzogiorno era tradizionalmente il più importante della giornata. Ma recentemente, soprattutto nelle città e per esigenze di lavoro il pranzo si è ridotto a un panino o poco altro, consumato fuori casa e in fretta. Nella sua forma tradizionale il pranzo comprendeva tre portate: un primo piatto, un secondo piatto con un contorno, seguito da un dolce o frutta. Tuttavia con gli anni questo pasto ha perso la sua importanza e si è ridotto a una portata, se consumato in un posto di ristoro, o a un panino accompagnato magri da un pezzo di frutta consumato in qualche posto purchessia. Girando per il centro antico si ha l’impressione che a Figline il pasto tradizionale a mezzogiorno sia ancora vivo. In centro a quell’ora tutte le attività chiudono e strade e piazze sono deserte. Sembra che tutti i figlinesi che lavorano lo stianno faccendo talmente vicino a casa che da poterci tornare per l’ora del pasto.
Ma basta lasciare il centro e muoversi verso i bar e supermercati della periferia per convicersi del contrario.
E quando il tempo lo permette vanno incluso anche i giardini pubblici purché offrano qualche posto a sedere. Ovunque durante la pausa pranzo si può vedere lavoratori intenti a consumare rapidamente panini e simili. Abbondano pure le bottigliette di plastica che contengono acqua minerale. E dopo un café svelti, svelti si torna al posto di lavoro.