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La Farfalla Bruno

Farfalla Bruno,  Satyrinae

Il nome scientifico della farfalla di oggi è Lasiommata megera. Appartiene alla famiglia delle Nymphalidae, e alla sottofamiglia Satyrinae.
Molto probabilmente si tratta di un maschio, le femmine sono, al solito, più pallide. Sta beatamente ad ali aperte per scaldarsi al sole ed ha scelto una bottiglia di plastica abbandonata nel prato per posarvici.
Come accade alla maggior parte delle farfalle che volano nella Valdarno anche questa farfalla non ha nome in italiano. L’ho chiamata Farfalla Bruno, perché Bruno corrisponde bene al nome che viene usato dagli inglesi e che è particolarmente indicativo. I Satyrinae, una sottofamiglia delle farfalle nobili (Nymphalidae) hanno in comune il colore bruno- arancione più o meno intenso. Perciò gli inglesi li chiamano “Browns”; la specie della foto di oggi “Wall Brown”. Per i tedeschi è il “Mauerfuchs” perché il suo colore, specie quello dei maschi, somiglia veramente da vicino a quello delle volpi.

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Il Grande Skipper

Farfalla Ochlodes sylvanus
La foto di oggi figura una farfalla che gli inglesi giustamente chiamano Grande Skipper. Il nome sta così bene a questa specie di farfalle che ho deciso di adottarlo anche in italiano. Il Grande Skipper appartiene alla famiglia degli Skipper (Hesperiidae) che si chiamano così a causa del loro modo di volare a salti. I tedeschi assai meno poeticamente chiamano queste creature Dickkopffalter, cioè farfalle dalla testa grossa, perché in effetti la loro testa è grossa se paragonato a quello di altre farfalle.
Il nome scientifico della farfalla nella foto è Ochlodes sylvanus.
Ho potuto fotografare questa farfalla allegra che se la spassa su un fiore di pisello odoroso con molto comodo nella terra di nessuno che si estende davanti alla nuova COOP di Figline. Infatti accanto al posteggio della COOP c’è una striscia di terra dove l’erba non viene falciata, né ci vengono effettuati altri interventi che io abbia potuto osservare. Quindi si è formato un bel pratone nel quale tanti farfalle e api trovano il loro habitat.

Manolia jurtina

Farfalla Maniola jurtina su fiore di lavanda
Vi ricordate la farfalla perplessa della foto di ieri? Eccoci una foto che documenta cosa è successo da lì a poco. La farfalla, chiamata Maniola jurtina con nome scientifico, si è abbassata per ispezionare da vicino quale fosse il problema. Aveva lanciato la sua lunga proboscide e si aspettava di succhiare del gustoso nettare, cosa che invece non è successo a giudicare dall’espressione della sua faccia. Ho continuato ad osservala e mi sembra che guardando da vicino i fiori di lavanda abbia capito che ci sono fiorellino freschi e pieni di nettare, mentre altri invece sono appassiti e di nettare non ce n’è più. Infatti è rimasto ancora per qualche minuto sulla stessa pianta di lavanda a succhiare nettare.
Infine è volata via, probabilmente perché aveva esaurito i fiorellino.

Farfalla perplessa

Una farfalla perplessa
Esaminando le foto della giornata sullo schermo del mio Mac mi ha incuriosito in modo particolare questa. Guardate l'espressione della farfalla: sembra proprio perplessa. Non so se le farfalle sono capaci provare sentimenti, ma a giudicare da questa foto sembra proprio di sì.
Per capire bisogna sapere che la bevanda preferita delle farfalle è il nettare dei fiori. Per sorseggiarlo le golosone usano una specie proboscide, ben visibile nella foto. Si tratta di un prolungamento della bocca chiamata spirotromba che inseriscono direttamente nel fiore. Nelle pause tra uno spuntino e l’altro l’ingombrante spirotromba – che in qualche specie può arrivare alla lunghezza del corpo – viene arrotolata sotto alla testa, dove non dà fastidio. Ma questa tapina ha inserito la sua spirotromba in un fiore appassito di lavanda e sicuramente non ha trovato il nettare che si pregustava. Forse si tratta di una farfalla nata da poco e quindi poco esperta? O forse la semplicemente sbagliato mira lanciando la proboscide. Ad ogni modo la foto mi fa sorridere e quindi la condivido qui.
Con l’aiuto del dottissimo forum degli entomologi italiani ho identificato la farfalla di oggi come Maniola jurtina della vasta famiglia delle Farfalle Nobili (Nymphalidae) Gli inglesi la chiamano Meadow Brown. per i tedeschi è un Großes Ochesenauge. Come capita a tante altre farfalle endemiche nella Valdarno anche questa leggiadra creatura non ha un nome italiano.

Salvo D’Acquisto

Salvo D'Acquisto, monumento
In molte città italiane ci sono piazze o vie intitolato al nome di Salvo D’Acquisto, come è giusto che sia. Anche a Figline nel Valdarno non manca una piazza dedicato alla sua memoria. Si tratta dello spazio davanti al edificio delle poste, costruzione brutta in cemento armato. Gli altri lati della piazza sono costituiti da una struttura in cemento armato a dir poco orribile, la SS 69 con il suo traffico intenso e il retro di alcuni edifici insignificanti. Nel cento dello spazio alcuni alberi di tiglio conducono una vita grama, mentre, nelle ore diurne, ogni centimetro disponibile è occupato da macchine posteggiate. Il monumento a Salvo D’Acquisto, di per sé di pregevole fattura, è collocato in un angolo della piazza, a custodia dei gabinetti pubblici di Figline. Per fortuna da un po’ di tempo i gabinetti sono chiusi e quindi anche l’inequivocabile odore che emanavano è diminuito. Come se non bastasse questa collocazione poco felice, il monumento si trova pure sotto lo scivolo stradale che garantisce l’accesso alle macchine. Inoltre è circondato da cartelli stradali, il totem per il ticket da posteggio e una siepe sgangherata che ne impedisce la visione. Un cartello posto nei pressi del monumento che presumibilmente dovrebbe indicare il nome della piazza è scritto in modo tale che poco somiglia alla bella lingua italiana. Insomma V CC MED VM sono delle stramberie che non c’entrano con l’uso corretto del italiano.
Il giovane Salvo avrebbe meritato di meglio.

Uomo alla finestra

Uomo alla finestra
Una finestra lunga più piani, un tempo gli architetti amavano dotare il vano scale di finestre del genere. Certo, quella finestra lì ha visto tempi migliori, una volta era giovane anche lei. Ma la vernice scrostata si intona bene con le persiane anch’esse bisognose di riverniciata. Sembra addirittura che qualche panello di vetro manchi del tutto. Un uomo non giovanissimo è seduto e si sta godendo il panorama che non c’è.

Arcobaleno sopra Figline

Arcobaleno doppio sopra la torre della collegiata
Quest’anno piove tanto. È un fatto che in Italia le piogge si concentrano nel periodo freddo dell’anno, cioè in inverno e primavera. Ma ormai siamo alla fine del mese di maggio e ancora la pioggia non accenna a diminuire.
Anche oggi è piovuto per alcune ore.
Ma la sera all’ora del tramonto il cielo ci ha regalato uno spettacolo pazzesco: un arcobaleno bello doppio e luminosissimo che attraversava il Valdarno dal massiccio del Pratomagno fino alle colline del Chianti. Quasi per farsi perdonare la troppa acqua. Lo spettacolo è durato per una dozzina di minuti durante i quali l’arco cresceva via via fino a essere completo anche nel suo doppio. Di arcobaleni a Figline se ne vedono abbastanza spesso, ma uno bello come stasera è raro. Munito della mia fida Canon mi sono arrampicata sul tetto rischiando pure di scivolare sulle tegole viscide dalla pioggia. Ma il rischio è valso la pensa; dall’alto ho potuto catturare una buona parte dell’arco sopra il Valdarno con la torre della collegiata, che è una dei simboli di Figline, in primo piano.