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Monumento ai caduti

Monumento ai caduti a Figline
Finita la prima guerra mondiale il piccolo comune di Figline nel Valdarno volle onorare i suoi cittadini caduti come soldati, e dedicò a loro un monumento di sapore ottocentesco e pregevole fattura, ponendolo al centro della più importante piazza del paese, la Piazza Marsilio Ficino. Del resto così fecero la quasi totalità dei comuni italiani. Una vecchia cartolina ci fa vedere come il monumento era bene integrata nella piazza insieme ad altri arredi urbani. Commoventi testimonianze dell’epoca si trovano pure nelle lapidi del cimitero monumentale della Misericordia di Figline.
Con un atto di spregevole arroganza recentemente il monumento e gli antichi lampioni furono rimossi. Il monumento venne collocato in uno spazio di risulta dove è abbandonato ad atti di vandalismo e a numerosi piccioni che lo usano come trespolo. I lampioni furono sostituiti con sgradevoli scatoloni collocati troppo in alto per essere utili.
C’è pure una lapide sul retro di palazzo Pretorio che dovrebbe ricordare i nomi dei morti della seconda guerra, dico dovrebbe, perché i nomi sono praticamente illeggibili.
Invece di curarsi dei due monumenti esistenti e dare a loro degna visibilità il Comune commissionò un terzo monumento ai caduti, quello che si vede nella foto. Perfino un piccione di passaggio lo guarda perplesso. Si tratta di un oggetto talmente incomprensibile che l’autore stesso dell’opera ha ritenuto necessario aggiungerci una tavoletta con spiegazioni. Il piccione si è posato su una delle pietre collocate davanti al monumento, pietre che presumibilmente dovrebbero invitare i viandanti a sedervici e riflettere. Obiettivo fallito in pieno perché d’estate le pietre si riscaldano oltre ogni limite sopportabile, mentre d’inverno sono così fredde che ogni umano scappa dopo pochi secondi. Inoltre essendo le pietre grezze e piene di avvallamenti e fessure ci ristagna pure l’acqua delle piogge e quindi anche nella mezza stagione sedersi sulle pietre non è possibile.

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Salvo D’Acquisto

Salvo D'Acquisto, monumento
In molte città italiane ci sono piazze o vie intitolato al nome di Salvo D’Acquisto, come è giusto che sia. Anche a Figline nel Valdarno non manca una piazza dedicato alla sua memoria. Si tratta dello spazio davanti al edificio delle poste, costruzione brutta in cemento armato. Gli altri lati della piazza sono costituiti da una struttura in cemento armato a dir poco orribile, la SS 69 con il suo traffico intenso e il retro di alcuni edifici insignificanti. Nel cento dello spazio alcuni alberi di tiglio conducono una vita grama, mentre, nelle ore diurne, ogni centimetro disponibile è occupato da macchine posteggiate. Il monumento a Salvo D’Acquisto, di per sé di pregevole fattura, è collocato in un angolo della piazza, a custodia dei gabinetti pubblici di Figline. Per fortuna da un po’ di tempo i gabinetti sono chiusi e quindi anche l’inequivocabile odore che emanavano è diminuito. Come se non bastasse questa collocazione poco felice, il monumento si trova pure sotto lo scivolo stradale che garantisce l’accesso alle macchine. Inoltre è circondato da cartelli stradali, il totem per il ticket da posteggio e una siepe sgangherata che ne impedisce la visione. Un cartello posto nei pressi del monumento che presumibilmente dovrebbe indicare il nome della piazza è scritto in modo tale che poco somiglia alla bella lingua italiana. Insomma V CC MED VM sono delle stramberie che non c’entrano con l’uso corretto del italiano.
Il giovane Salvo avrebbe meritato di meglio.

Monumento ai caduti

Monumento ai caduti, vittoria

Alla fine della prima delle grandi guerre che hanno devastato l’Europa nel secolo scorso gli abitanti di Figline hanno voluto dedicare un monumento alla memoria perenne dei soldati caduti. Il monumento fu posto, giustamente, nella piazza principale del paese e lì ci stava per molti anni come è dimostrato da numerose cartoline che tutt’ora circolano a Figline. Costituiva un punto di riferimento per gli abitanti. Abbastanza recentemente e insieme con dell’altro arredamento urbano, per esempio i vecchi lampioni, fu rimosso. Mentre i lampioni sono scomparsi del tutto, probabilmente gettati via, il monumento fu rimontato in una zona defilata del paese e abbandonato lì. Un particolare curioso è pure il fatto che durante la ricostruzione fu girato di 180 gradi, di modo che oggi volta le spalle al paese ingrato. Come si vede dalla foto la parte principale è costituita da una statua della Vittoria di pregevole qualità che costituisce una testimonianza tangibile dell’eccellenza degli artigiani che nel secolo scorso fecero conoscere l’Italia in tutto il mondo perché erano in grado di creare opere simili.