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Let there be light

Let there be light
Weekly Photo Challenge: Let There Be Light!
Qui bisogna fare luce!
Tre cittadini stanno pacificamente svolgendo la loro vita in una fredda mattina piovosa a Figline Valdarno. Una donna esce dalla banca ed è alquanto indecisa se andare verso destra oppure sinistra. Un giovanotto che sembra una addetto alla sorveglianza della banca si appoggia al muro perché non c’è proprio nulla di nulla da sorvegliare, un altro giovanotto sta inforcando la sua bici per andarsene da lì. Aveva temporaneamente lasciato la bici sul marciapiede davanti alla banca confidando che in quel luogo nessuno glielo avrebbe rubato.
Insomma un insieme di persone talmente normali nel loro procedere che non desta l’interesse di nessuno tranne che quello della fotografa, sempre alla ricerca di qualcosa da documentare di quel che succede nel tranquillo paese di Figline nel Valdarno dove la criminalità è bassa e la qualità della vita è alta.
Ma il grande fratello non ne è convinto. Ha acceso il suo occhio elettronico a destra in alto a pochi centimetri dalle persone per poter spiare e filmare ben bene ogni loro mossa. il grande fratello ha bisogno di fare luce anche sul nulla, sulla normalità, su tre persone che non destano alcun sospetto neppure a pensare il male più male possibile.

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Stretching

Una giovane atleta fa dello stretching

Una giovane atleta ha interrotto il suo percorso lungo le mura antiche di Figline. Se ne approfitta di un muretto di pietra che delimita un posteggio ed ha l’altezza giusta per fare degli esercizi di stretching. Lo stretching aiuta gli atleti a tenere i loro muscoli in efficienza.

Questo post fa parte della Photo Challenge settimanale di WordPress.

Signora Lina la materassaia

La materassaia signora Lina

Weekly Photo Challenge: Nostalgic

Un mestiere antico e quasi scomparso è quello del materassaio. A Figline vive ancora una anziana rappresentate di questa categoria di artigiani e – manco a dirlo – esercita ancora il suo mestiere. “Finché mi durano le forze”, come dice modestamente la Signora Lina.
Una volta i materassi e i cuscini erano fatti di pura lana di pecora. E siccome la lana era preziosa, veniva trattata con molta cura e periodicamente si eseguiva la manutenzione del materasso perché restasse ben pulito e soffice nel corso degli anni.
Le massaie scucivano il materasso, toglievano la lana, e la lavavano con cura, poi la stendevano al sole per asciugarla.
La federa di solito veniva sostituita con una nuova, e quella vecchia si riciclava per vari usi in giro per la casa. Di certo non si buttava nulla.
A questo punto veniva chiamato il materassaio o la materassaia come nel nostro caso.
La lana ovviamente, dopo il prolungato uso e il lavaggio era compattata. Quindi la materassaia portava con sé una speciale cardatrice per trattare la lana. Queste cardatrici per materassi erano dotati di appositi ferri aguzzi e ricurvi che toglievano ogni eventuale impurità alla lana e la rendevano di nuovo morbidissima.
A questo punto veniva confezionato una federa con tessuto nuovo e riempito della lana pulita e cardata.
In ultimo la materassaia eseguiva la trapunto tutto intorno ai bordi superiori e inferiori del materasso, nonché ad opportuni intervalli nel centro.
Ed ecco che il materasso era nuovamente pronto a garantire dolci sogni al suo padrone.