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Farfalla e fiori di lavanda

Farfalla su un fiore di lavanda

La lavanda (lavanda officinale o lavanda vera o spico) è conosciuta fin dai tempi più antichi per le sue proprietà officinali. L’olio essenziale di lavanda è l’olio eterico più utilizzato in profumeria. I fiori di lavanda, contrariamente a tante altre specie, conservano a lungo il loro aroma anche se secchi. È infatti consuetudine mettere dei sacchetti di tela nei cassetti per profumare la biancheria. La pianta, che era già nota agli antichi, veniva usata anche per la preparazione di talismani e portafortuna, legati a pratiche magiche ed esoteriche.
Comunque sia, la lavanda è certamente una pianta molto amata dai giardinieri che la piantano in massa per formare delle siepi basse, dei bordi colorati lungo sentieri, nonché per riempire con garbo spazi difficili. Cresce e fiorisce per dei mesi in tutta l’area mediterranea e ama terreni aridi e sassosi esposti al sole.
Api, bombi e farfalle amano i profumatissimi fiori di lavanda perché sono ricche che nettare e facile da bottinare.
Ho scattato la foto ieri in piazza della Fattoria che da un lato è delimitato da una siepe mista di lavanda, rosmarino e teocrium, una miscela di piante veramente indovinata considerato quanto è difficile lo spazio in cui si trova.
La farfalla della foto non ha nome italiano, come del resto il più delle farfalle che volano nella Valdarno; comunque il suo nome scientifico è Manolia jurtina.

Filemone e Bauci

Filemone e Bauci, una coppia di anziani

È l’ora del tramonto e una bellissima coppia di anziani è seduta su un muricciolo in nella vasta piazza della Fattoria si gode pace e silenzio. Mi ricorda la leggenda greca di Filemone e Bauci che Ovidio ci ha tramandato. Racconta Ovidio che Zeus ed Ermes, vagando attraverso la Frigia con sembianze umane, “bussando a mille porte, domandavano ovunque ospitalità e ovunque si negava loro l’accoglienza. Una sola casa offrì asilo: era una capanna, costruita con canne e fango. Qui, Filemone e la pia Bauci, uniti in casto matrimonio, vedevano passare i loro giorni belli, invecchiare insieme sopportando la povertà, resa più dolce e più leggera dal loro tenero legame”. Zeus scatenò la propria ira contro i Frigi ma risparmiò i due coniugi, trasformando la loro povera capanna in un tempio lussuoso e offrendosi di esaudire qualunque loro desiderio. Ma Filemone e Bauci chiesero solo di poter essere sacerdoti del tempio di Zeus e di poter morire insieme.

Calcio unisex

Bambina e bambino giocano a calcio in piazza della Fattoria a Figline

Da circa tre anni abbiamo una piazza enorme e ben piastrellata a Figline nel Valdarno. Si chiama Piazza della Fattoria ed è tanto vasta quanto desolata. I venti la spazzano d’inverno, le persone la attraversano di fretta. D’estate il sole picchia senza pietà e manca anche il più sottile filo d’ombra per dare sollievo. I condomini costruiti di recente introno appaiono tutti invenduti e vuoti. Pesanti oggetti di cemento impediscono l’accesso alle macchine, e quindi la piazza non serve neppure ad alleggerire la cronica mancanza di posteggi nel centro di Figline. Chiaramente si tratta di un intervento urbanistico che potrebbe essere soggetto a qualche miglioramento.
Si chiama Piazza della Fattoria perché prima in quel luogo c’era una fattoria gestita dall’Istituto degli Innocenti di Firenze. La fattoria è andata in malora.
Ma per fortuna ci sono i bambini. Intendo bambine e bambini, ma l’italiano concorda senza pietà al maschile :-( A loro basta un po’ di spazio, e di spazio in quella landa deserta di piazza c’è n’è tanta, e un pallone e sono felici. Con destrezza tirano calci al pallone e lo mandano su e giù per la piazza senza correre il pericolo di tirarlo addosso a qualche passante. Tanto persone da lì ci passano ben poche.
Quindi, e in conclusione, la piazza rende felice alcuni dei cittadini di Figline, anche se probabilmente non erano loro che i progettisti della piazza avevano in mente.