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Plastica ovunque

Plastica ovunque
La plastica oggi c’é dappertutto. L’invasione iniziò alla fine degli anni Cinquanta del secolo scorso e in pochissimo tempo, ha cambiato letteralmente il mondo, il nostro modo di vivere, e ha lasciato profonde tracce nella lingua. L’industria delle materie plastiche ha avuto in questi anni uno sviluppo fenomenale ed è oggi tra le più importami industrie del mondo. È incredibilmente aumentato il numero di materiali, diversissimi fra loro per aspetto e caratteristiche, che noi chiamiamo con lo stesso nome: “plastica”.
La plastica si è potuta diffondere in poco tempo in in tutto il mondo perché costa poco, dura molto ed è facile da lavorare. Le materie plastiche hanno sostituito, e spesso quasi fatto sparire, tanti altri materiali tradizionali, come legno, metalli, ceramiche, fibre naturali e l’elenco si allunga ogni anno. I due signori della foto di oggi infatti sono totalmente circondato da oggetti coloratissimi costruiti con materie plastiche, dai gabinetti chimici sullo sfondo fino ai contenitori per la raccolta differenziata della spazzatura di Figline. Solo le loro teste spiccano tra tante superficie prodotti dal petrolio e lucide.

La Farfalla Bruno

Farfalla Bruno,  Satyrinae

Il nome scientifico della farfalla di oggi è Lasiommata megera. Appartiene alla famiglia delle Nymphalidae, e alla sottofamiglia Satyrinae.
Molto probabilmente si tratta di un maschio, le femmine sono, al solito, più pallide. Sta beatamente ad ali aperte per scaldarsi al sole ed ha scelto una bottiglia di plastica abbandonata nel prato per posarvici.
Come accade alla maggior parte delle farfalle che volano nella Valdarno anche questa farfalla non ha nome in italiano. L’ho chiamata Farfalla Bruno, perché Bruno corrisponde bene al nome che viene usato dagli inglesi e che è particolarmente indicativo. I Satyrinae, una sottofamiglia delle farfalle nobili (Nymphalidae) hanno in comune il colore bruno- arancione più o meno intenso. Perciò gli inglesi li chiamano “Browns”; la specie della foto di oggi “Wall Brown”. Per i tedeschi è il “Mauerfuchs” perché il suo colore, specie quello dei maschi, somiglia veramente da vicino a quello delle volpi.