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Ultimi fiori

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Nei prati introno a Figline sono sbocciati gli ultimi fiori coraggiosi della stagione. Fa freddo e spiffera un brutto vento ma ancora la temperatura questo’anno non è scesa sotto lo zero nel fondovalle. Quindi, se si tiene gli occhi aperti e non ci si aspetta delle cose troppo vistose è possibile incontrare delle creature deliziose come la silene della foto di oggi. Probabilmente si tratta di una Silene Alba, ma non sono tanto sicura perché il genere silene in Italia è rappresentata da circa sessanta specie e non le ho memorizzate tutte.
Comunque molte specie del genere silente fanno parte delle tante “erbi boni” che componevano le “minestrelle primavera” dei poveri nei tempi passati in cui gli italiani ancora riconoscevano e raccoglievano le piante spontanee.

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La Farfalla Bruno

Farfalla Bruno,  Satyrinae

Il nome scientifico della farfalla di oggi è Lasiommata megera. Appartiene alla famiglia delle Nymphalidae, e alla sottofamiglia Satyrinae.
Molto probabilmente si tratta di un maschio, le femmine sono, al solito, più pallide. Sta beatamente ad ali aperte per scaldarsi al sole ed ha scelto una bottiglia di plastica abbandonata nel prato per posarvici.
Come accade alla maggior parte delle farfalle che volano nella Valdarno anche questa farfalla non ha nome in italiano. L’ho chiamata Farfalla Bruno, perché Bruno corrisponde bene al nome che viene usato dagli inglesi e che è particolarmente indicativo. I Satyrinae, una sottofamiglia delle farfalle nobili (Nymphalidae) hanno in comune il colore bruno- arancione più o meno intenso. Perciò gli inglesi li chiamano “Browns”; la specie della foto di oggi “Wall Brown”. Per i tedeschi è il “Mauerfuchs” perché il suo colore, specie quello dei maschi, somiglia veramente da vicino a quello delle volpi.

Il Grande Skipper

Farfalla Ochlodes sylvanus
La foto di oggi figura una farfalla che gli inglesi giustamente chiamano Grande Skipper. Il nome sta così bene a questa specie di farfalle che ho deciso di adottarlo anche in italiano. Il Grande Skipper appartiene alla famiglia degli Skipper (Hesperiidae) che si chiamano così a causa del loro modo di volare a salti. I tedeschi assai meno poeticamente chiamano queste creature Dickkopffalter, cioè farfalle dalla testa grossa, perché in effetti la loro testa è grossa se paragonato a quello di altre farfalle.
Il nome scientifico della farfalla nella foto è Ochlodes sylvanus.
Ho potuto fotografare questa farfalla allegra che se la spassa su un fiore di pisello odoroso con molto comodo nella terra di nessuno che si estende davanti alla nuova COOP di Figline. Infatti accanto al posteggio della COOP c’è una striscia di terra dove l’erba non viene falciata, né ci vengono effettuati altri interventi che io abbia potuto osservare. Quindi si è formato un bel pratone nel quale tanti farfalle e api trovano il loro habitat.

Due farfalle gialle

Due farfalle gialle, Colias crocea
Rabindranath Tagore disse alcune parole che mi sembrano meglio di qualunque altro commento alla foto di oggi.

Le farfalle non contano i mesi ma i momenti,
e hanno tempo a sufficienza.

The butterflies count not months but moments,
and have time enough.

Le farfalle della foto di oggi sono delle Colias crocea della famiglia delle Piridae e come al solito non hanno nome italiano, benché sono assai vistose e abbastanza comuni nella Valdarno. Gli inglesi li chiamano Clouded Yellows o anche semplicemente Yellows. In tedesco si chiamano Postillon, nome veramente azzeccato, perché il loro colore giallo è proprio quello della Posta.

La vite maritata

La vite maritata all'albero
Negli immediati dintorni di Figline si incontra ancora pezzi di campagna coltivata in modo tradizionale. Vuol dire in modo e con sistemi consacrati nei secoli e nei millenni che sono passati dacché nel Valdarno ci abitavano gli etruschi. Una coltivazione particolarmente affascinante, specie per una fotografa, sono le cosiddette viti maritate all’albero. Si tratta di robuste piante di vite che non sono tirate su appoggi morti, come ormai si usa in quasi tutto il mondo, ma che si arrampicano su dei sostegni vivi. Intorno a Figline come sostegno viene usato per lo più l’acero campestre (Acer campestris) che in Toscana si chiama loppo o anche testaccio. Gli studiosi affermano che questo fu il sistema autoctono nell’antica Roma, tant’è vero che in latino viene chiamato con il termine “Arbustum”; l’altro sistema colturale, cioè a sostegno morto invece in latino si dice “Vinea”. Inoltre c’è da notare come il viticoltore non ha usato materiale industriale per per legare le viti agli alberi, ma si è servito dei rami giovani e flessibili di salice, detto “sarci in Toscana”. L’insieme già di per sé interessantissima viene reso particolarmente pittoresco dalle migliaia di piccoli fiori che in questo periodo sbocciano nelle strisce di terra inerbita tra i filari di vite maritata all’albero.

Vedi anche il mio post “La vite maritata all’albero” su Figline e dintorni

Prato primaverile

Prato primaverile
Lungo le antiche mura di Figline ci sono a tratti dei prati estesi. E con le abbondati piogge dell’attuale primavera questi prati sono rigogliosissimi e pieni dei fiori di stagione. Nella foto in primo piano ho inquadrato una pianta di borsa del pastore (Capsella bursa-pastoris) molto sviluppata e ramificata. È in pieno fiore e specialmete a sinistra si vedono già le tipiche borse che conterranno i semi, dalle quali la pianta prende il nome. Sullo sfondo si vedono numerosi capolini gialli di tarassaco (Taraxacum officinale). Ambedue queste piante, sia la borsa del pastore, sia il tarassaco sono piante officinali, nonché erbe pregiate per uso culinario. Sono ingredienti indispensabile di “minestre primaverili” e “erbette per l’insalata primaverile”. Il tarassaco inoltre è prezioso per gli apicoltori perché la sua abbondante fioritura precoce assicura nettare e polline alle api dopo il lungo periodo invernale.
Considerando questi fatti è veramente triste vedere come i giardinieri comunali si accaniscono contro i prati intorno alle mura per tagliarli spesso con mezzi mecchanici potenti e energia che sarebbe meglio spendere altrove.

Una comune pratolina

Una pratolina comune fiorisce

L’inverno è ai suoi massimi rigori qui nel Valdarno. Vuol soltanto dire che il Pratomagno è spolverato di un po’ di neve e la temperatura di notte talvolta si avvicina ai 0 gradi, mentre di giorno, specie se c’è il sole, l’aria è piacevolmente fresca. Generalmente parlando la natura è parecchio addormentata in attesa della prossima primavera. Ma guardano con attenzione i prati si trovano delle pratoline comuni (Bellis perennis) in pieno fiore come quella che ho fotografata ieri durante una passeggiata lungo gli argini dell’Arno. Infatti le pratoline qui da noi fioriscono per tutto l’anno, senza interruzione anche se durante la brutta stagione sono assai meno frequenti e tendono a essere più piccoli e avere un gambo più corto che nelle stagioni propizie alla fioritura.