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Il trattore nel vigneto

Il trattore rosso nel vigneto
In questo periodo fervono i lavori in campagna. I produttori si impegnano al massimo per assicurarsi un buon raccolto in autunno.
Nella foto un bellissimo vigneto che si trova a così poca distanza dal centro di Figline che si può facilmente raggiungere anche a piedi. Si tratta di un vigneto coltivato ad “Arbustum” come dicevano gli antichi romani. Cioè le piante della vite sono rette da un impianto a materiale morto. Si notano facilmente i pali di legno e i fili di ferro tirati tra di loro alle quali le viti sono legate. Però va detto che il proprietario di questo vigneto ha curato di usare dei bei pali di legno di castagno e non orrendi oggetti di cemento che danno ai vigneti l’aspetto di cimiteri da guerra. Certo i pali di cemento costano poco, ma disturbano veramente la dolcezza della campagna nel Valdarno.
Il viticoltore su un potente trattore moderno sta fresando con cura il terreno introno ai piedi delle piante.

La vite maritata

La vite maritata all'albero
Negli immediati dintorni di Figline si incontra ancora pezzi di campagna coltivata in modo tradizionale. Vuol dire in modo e con sistemi consacrati nei secoli e nei millenni che sono passati dacché nel Valdarno ci abitavano gli etruschi. Una coltivazione particolarmente affascinante, specie per una fotografa, sono le cosiddette viti maritate all’albero. Si tratta di robuste piante di vite che non sono tirate su appoggi morti, come ormai si usa in quasi tutto il mondo, ma che si arrampicano su dei sostegni vivi. Intorno a Figline come sostegno viene usato per lo più l’acero campestre (Acer campestris) che in Toscana si chiama loppo o anche testaccio. Gli studiosi affermano che questo fu il sistema autoctono nell’antica Roma, tant’è vero che in latino viene chiamato con il termine “Arbustum”; l’altro sistema colturale, cioè a sostegno morto invece in latino si dice “Vinea”. Inoltre c’è da notare come il viticoltore non ha usato materiale industriale per per legare le viti agli alberi, ma si è servito dei rami giovani e flessibili di salice, detto “sarci in Toscana”. L’insieme già di per sé interessantissima viene reso particolarmente pittoresco dalle migliaia di piccoli fiori che in questo periodo sbocciano nelle strisce di terra inerbita tra i filari di vite maritata all’albero.

Vedi anche il mio post “La vite maritata all’albero” su Figline e dintorni